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Disturbi ansia e stress

L’ansia rappresenta il correlato psicofisiologico della paura, ovvero l’insieme della sintomatologia derivante da essa e descrivibile attraverso alcune delle seguenti manifestazioni a livello fisico: tachicardia, confusione mentale, tremori, sudorazione eccessiva, difficoltà respiratoria, nausea, vomito, vertigini, svenimento, dolori al petto, senso di irrealtà e depersonalizzazione…

Le modalità in cui si manifesta l’ansia fino ad arrivare al panico, sono dunque le più differenti e ognuno di noi, chi più chi meno, ha occasionalmente vissuto l’esperienza di sentirsi sopraffatto, travolto dalla paura: paura dei luoghi affollati, dei luoghi chiusi, delle altezze, degli ascensori, di essere inadeguato, del giudizio altrui, della morte o di perdere le persone care, paura di una prova da superare..

La paura è considerata la nostra emozione più primitiva ed esercita una importante funzione difensiva in quanto serve ad allertare l’organismo nelle situazioni di pericolo reale e concreto. Ha inoltre la funzione di attivarlo per affrontare al meglio situazioni che richiedono la massima concentrazione come esami e performances lavorative, sportive, artistiche…

Ma quando la paura si trasforma in una manifestazione sintomatica patologica!?

Quando si attiva sulla spinta di un pensiero, in situazioni che riguardano un pericolo futuro, immaginato o previsto anziché in situazioni attuali, che richiedono un allertamento immediato. In tal caso la paura si trasforma in un handicap scomodo e penalizzante.

Anche quando durante una performance o una qualsiasi attività, l’ansia supera una certa soglia di guardia a causa di una preoccupazione eccessiva o di un ipercontrollo della propria prestazione, la paura può cessare di essere un’amica, un’alleata, e trasformarsi in una nemica, in un’ombra nefasta difficile da mandare via, che interferisce severamente sulle nostre funzioni quotidiane, minando il nostro equilibrio e la nostra supervisione razionale, arrivando a farci sentire vittime inermi di un destino ingestibile.

“ La paura è cio’ di cui ho più paura” Michel De Montaigne

Il fatto che l’ansia si manifesti in modo a volte così pervasivo e invalidante nella vita di colui che ne è affetto, non significa tuttavia che essa sia una condanna da cui non ci si possa liberare. Poiché si tratta di una condizione che senza rendercene conto siamo in gran parte noi stessi a costruire, l’ansia patologica può essere smontata da noi stessi una volta compreso il suo funzionamento.

Ad esempio, se con il pensiero evoco un fantasma e poi mi spavento e scappo, questo mi insegue spaventandomi ancora di più e procurandomi molti dei sintomi sopraelencati. Ma se dopo averlo evocato non mi do alla fuga ma gli vado incontro e lo tocco, questi scompare. In tal caso la paura torna ad essere un’alleata, un’energia che mi spinge in avanti, una paura che si è trasformata in coraggio.

Attraverso il modello di Terapia Breve Strategica elaborato da Paul Watzlawick e sviluppato successivamente da Giorgio nardone, aiutiamo le persone ansiose a trasformare la paura in coraggio.

Tale modello, in continua evoluzione presso il Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo mediante il contributo dei numerosi Ricercatori Associati operanti in varie località d’Italia e del mondo, garantisce un elevato livello di efficacia ed efficienza nel trattamento delle varie forme in cui si puo’ manifestare la paura e l’ansia che ne consegue.

I PRINCIPALI DISTURBI D’ANSIA

– Disturbo da Attacchi di Panico con e senza Agorafobia

– Disturbo d’Ansia generalizzato

– Disturbo Post Traumatico da Stress

– Fobia sociale

– Fobie specifiche

– Ossessioni

– Compulsioni

– Disturbi somatoformi : ipocondria, patofobia, dismorfofobia…

DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO CON E SENZA AGORAFOBIA

La forma più estrema ed invalidante della paura viene definita Panico.

Le situazioni in cui il brivido estremo della paura può colpire una persona sono le più differenti ma tutte rispondono in modo analogo al circolo vizioso che crea ed alimenta la paura fino al picco supremo del panico.

L’escalation di sensazioni ed emozioni che conducono al panico si sviluppa in un tempo brevissimo della durata di qualche istante ed appare dominato dalla percezione di una incontenibile paura di morire o di perdere il controllo di se stessi.

Tutto ciò induce la persona a mettere in atto dei tentativi di soluzione del problema in atto che, come spesso si verifica, piuttosto che risolverlo lo alimentano creando un circolo vizioso patologico.

La principale Tentata Soluzione del “panicante” è rappresentata dal tentativo di controllo mediante un ascolto attento dei segnali sintomatici provenienti dal proprio corpo, allo scopo di sedare le proprie sensazioni e reazioni spaventose.

Tale tentativo conduce la persona in una situazione paradossale per cui più cerca di scacciare la paura più questa aumenta.

L’evitamento dei luoghi e di tutto ciò che si ritiene potenzialmente pericoloso, in un primo momento funge da rassicurazione e fa sentire la persona al sicuro, tuttavia tale comportamento reiterato nel tempo, induce la persona a dubitare sempre più di se stessa e delle proprie capacità di fronteggiare la paura, oltre a restringere progressivamente la sua libertà di movimento.

La richiesta di aiuto, conforto, compagnia, rassicurazione come aiuto ottenuto dalle persone care che sono al corrente del problema, consente alla persona di affrontare le situazioni che non può evitare ma ripetuta nel tempo funge da stampella senza la quale si rimane immobilizzati oltre che da conferma del proprio status di malato completamente in balia della persona che lo aiuta.

La reiterazione di tali tentativi disfunzionali di soluzione, nel giro di qualche mese conduce alla strutturazione di una vera e propria Sindrome da Attacchi di Panico.

Obiettivo della Terapia Breve Strategica è interrompere il circolo vizioso di Tentate Soluzioni di cui sopra attraverso strategie mirate, studiate ad hoc per ciascuna modalità patologica, fino a condurre la persona al superamento del panico ed in seguito ad acquisire consapevolezza del funzionamento del proprio problema e di come sia stato possibile risolverlo tramite una attivazione guidata delle proprie risorse personali.

Grazie alla ricerca sempre in evoluzione presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, attualmente il 95% dei casi di Attacchi di Panico viene risolto in una media di 7 sedute.

Per saperne di più:

“Paura, panico, Fobie”, 2007, G.Nardone, P. Watzlawick, Ponte alle Grazie

“ Non c’è notte che non veda il giorno”, 2008, G.Nardone, Ponte alle Grazie

“ La Terapia degli Attacchi di Panico”, 2016, G.Nardone, Ponte alle Grazie

 

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

Nella nostra esistenza abbiamo appreso a superare eventi che potremmo definire molto traumatici come affrontare un grande dolore, una importante perdita, una paura terrorizzante, una esplosione di rabbia, un grave incidente, un tragico evento che subiamo o a cui assistiamo… Si tratta di situazioni che se adeguatamente elaborate incrementano la nostra capacità di ammortizzare gli urti, in altri termini sviluppano la nostra “resilienza”.

A volte accade però che alcuni degli eventi sopracitati rimanga insinuato nella nostra mente con l’idea di qualcosa di inaccettabile o impossibile da superare al punto da diventarne vittime incapaci di liberare la mente dal ricordo traumatico di quell’evento.

Nei casi in cui la persona riferisce e descrive chiaramente come l’evento traumatico abbia segnato un confine fra il suo vissuto prima del trauma e dopo il trauma stesso, è possibile diagnosticare un Disturbo Post Traumatico da Stress.

Anche in questo tipo di disturbo la persona mette in atto specifiche Tentate Soluzioni che peggiorano il problema complicandolo piuttosto che risolverlo:

Socializzazione dell’evento per esorcizzare il dolore o la paura rimasta dopo il trauma, significa che la persona ne parla in continuazione tanto da renderlo sempre presente ed attuale bloccandosi così in un passato che interferisce con il presente impedendo la costruzione di un nuovo futuro.

Il tentativo di non pensarci purtroppo fa cadere la persona nel paradosso per cui più si cerca di non pensare a qualcosa più la si pensa.

Chiusura in se stessi: in tal caso le emozioni associate al ricordo dell’evento traumatico sono talmente dolorose e spiacevoli che la persona si protegge costruendo attorno a se’ una specie di “pelle psicologica” che funge da anestetico per il dolore e impedisce di entrare in contatto con altre esperienze negative impedendo di fatto anche di aprirsi ad esperienze piacevoli.

In alcuni casi i ricordi sono talmente intollerabili che la mente per difendersi sviluppa un altro problema, comunque meno doloroso rispetto al trauma, un disturbo che afferisce sempre allo spettro ansioso come Attacchi di panico, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Fobie varie

Grazie alla ricerca in costante evoluzione, anche il DPTS viene risolto con la Terapia Breve Strategica mediante un numero ridotto di sedute che può variare a seconda dei casi e delle loro complicanze.

“ Scrivere la storia è un modo per sbarazzarsi del passatp” J. W.von Goethe

“ Chi descrive il proprio dolore, anche se piange è già sul punto di consolarsi” Cit.

Per saperne di più:

“Cambiare il passato”,2009, F.Cagnoni, R.Milanese, Ponte alle Grazie

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO

La persona affetta da Disturbo d’Ansia generalizzato si evidenzia per essere ansiosa in particolari modalità, di cui le più frequenti sono le seguenti:

– la persona ha un passato caratterizzato da ripetuti eventi disastrosi realizzati o subiti, che non accetta e dai quali non riesce a liberarsi

– in altri casi la persona vive un senso d’incapacità che la trattiene dall’agire per il timore di sbagliare oppure agisce orientandosi sempre verso la direzione più semplice con il risultato deludente di non vedere soddisfatti i propri desideri e le proprie aspettative

– altre ancora sono le situazioni in cui la persona è pervasa costantemente dalla sensazione/paura che possano accadere eventi catastrofici incontrollabili che essa stessa rende veri lanciando ripetute profezie negative ma che cerca di scongiurare limitando al massimo di esprimere le proprie possibilità di azione

– diverso è il caso della persona che teme di essere rifiutata nelle relazioni e pertanto tende ad evitare qualunque occasione di contatto, alimentando così una sorta di sfiducia nei confronti di se stessa e degli altri che impedisce ogni possibilità di creare relazioni soddisfacenti

Tutte le situazioni sopra descritte possono divenire limitanti e invalidare la persona a vari livelli ma in ogni caso producono una sofferenza e un’insoddisfazione di fondo per l’ impossibilità di vedere la propria realizzazione personale.

Obiettivo della Terapia Breve Strategica è di rompere il circolo vizioso di Tentate Soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona mediante specifici stratagemmi che la portino a superare definitivamente il problema, alla consapevolezza del suo funzionamento e do come sia stato possibile risolverlo grazie ad una riscoperta guidata delle sue risorse personali.

Grazie alla ricerca azione, sempre in evoluzione presso il Centro di Terapia Breve Strategica è stato possibile elaborare recentemente un protocollo d’intervento anche per queste particolari problematiche di tipo ansioso.

Ciò ha consentito di rispondere in modo sempre più efficace ed efficiente anche alla richiesta di chi apparentemente non evidenzia un vero e proprio disturbo invalidante ma che vive la propria esistenza con l’insoddisfazione derivante da una mancata realizzazione personale.

Per saperne di più:

“ Psicotrappole”,2013, G.Nardone, Ponte alle Grazie

“La paura delle decisioni”,2014, G.Nardone, Ponte alle Grazie

FOBIA SOCIALE (PARANOIA CON O SENZA MANIE DI PERSECUZIONE)

Rientrano in questa categoria le persone che si sentono continuamente giudicate o sotto osservazione da parte di:

altri specifici: la persona si sente malvista, maltrattata o criticata dal proprio datore di lavoro, da un collega, dal coniuge, dai genitori, dagli amici, dai parenti o dai vicini di casa odiosi e invidiosi verso i quali comincia a salire una rabbia incontrollabile che può sfociare in una ricerca dello scontro o al contrario in un evitamento ripetuto del contatto con il presunto nemico di turno, che finisce così per diventare la vittima designata

qualunque persona anche sconosciuta: la persona si sente perseguitata o criticata per opera di qualunque persona dovunque incontrata, anche in strada, in un locale pubblico o sul posto di lavoro… Anche in questo caso, la persona sviluppa un’emozione rabbiosa più o meno intensa con possibilità di evitamento del contatto o di ricerca dello scontro con il proprio aguzzino che diviene così la propria vittima designata.

In tutti e due i casi sopra descritti le Tentate Soluzioni adottate dalla persona, ovvero lo scontro o l’evitamento del contatto, finiscono paradossalmente per confermare la sua credenza di essere il destinatario di un complotto o di una vera e propria persecuzione.

L’evitamento concreto del contatto fisico, o quello guardingo di chi si limita ad evitare di guardare l’altro negli occhi, hanno l’effetto di produrre probabilmente dei tentativi di avvicinamento del presunto nemico che vengono interpretati come invasione della propria privacy o, in altre situazioni, comportamenti evitanti che confermano alla persona la correttezza della propria credenza iniziale, cioe’ che l’altro ce l’ha con lui.

La ricerca dello scontro può provocare nell’altro un’analoga reazione difensiva che conferma la sua colpevolezza fino ad arrivare ad un vera e propria escalation verbale e/o fisica che conferma ulteriormrente alla persona la correttezza della propria credenza negativa sull’altro.

Ad esempio, se io entro in una stanza convinto di non piacere, il mio atteggiamento scuro in volto tendera’ ad evitare lo sguardo dei presenti, anche la mia postura sara’ chiusa, avversa ad ogni contatto e, così facendo trasmetterò una sensazione di avversione nei loro confronti che si tradurrà in altrettanta percezione negativa da parte loro nei miei riguardi, entrando in un circolo vizioso, in un clima teso, dove non si comprende più chi ce l’ha con chi perché infine tutti ce l’hanno con tutti.

Questo è un esempio concreto di quanto accade nella fobia sociale, strategicamente ridefinita anche come paranoia.

In pratica una credenza diviene verità mediante i comportamenti messi in atto a seguito della credenza iniziale di non piacere o di non essere trattato in maniera adeguata e rispettosa dagli altri.

“ Una volta che una persona crede (o sente) che qualcosa sia vero, indipendentemente dal fatto che lo sia
oppure no,agirà come se lo fosse” Bertrand Russel

“Alicia: Come fai a saperlo con certezza? John: Non lo so, ci credo e basta”dal film A Beautiful Mind di Ron Howard

Obiettivo della Terapia Breve Strategica è di rompere il circolo vizioso delle Tentate Soluzioni attaverso strategie studiate ad hoc per condurre la persona al superamento definitivo della Fobia Sociale o della sua evoluzione peggiorativa in paranoia, fino ad acquisire la piena consapevolezza di come funzionava il problema e di come sia stato possibile risolverlo mediante una riscoperta guidata delle proprie risorse personali.

“La nostra diffidenza giustifica l’inganno altrui” F. de La Rochefoucauld

Bibliografia

“Se sei paranoico non sei mai solo!”, 2017, E.Muriana, T.Verbitz, Alpes

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

“Un’ossessione vissuta alla sazietà si annulla nei suoi stessi eccessi” E. M. Cioran

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo rappresenta forse il più invalidante dei disturbi dello spettro ansioso a causa della sua pervasività in tutti gli ambiti della vita quotidiana della persona.

Si manifesta con la sensazione di non poter assolutamente evitare di mettere in atto una serie di azioni o pensieri o parole, in una sequenza ben precisa ed un numero ripetuto di volte, con la funzione di tenere a bada una o più paure che attanagliano la mente della persona.

L’unica forma di prevenzione possibile rispetto a questo disturbo consiste nel prestare attenzione a quando un certo comportamento comincia a strutturarsi come inevitabile.

L’inevitabilità e l’irrefrenabilità sono i primi segnali di una compulsione, il terzo è dato dalla ritualità, ovvero quando accade che un’azione o un pensiero stereotipato garantiscono l’effetto di rassicurare rispetto a certe paure o timori.

Inoltre si dovrebbe prestare attenzione al momento in cui il bisogno di controllo, prevenendo, propiziando o riparando una certa realtà negativa, si trasforma in una presenza costante e scomoda che blocca sì le nostre sensazioni indesiderate, ma ci impedisce di correre il rischio di sbagliare per imparare, fino a diventare un invalidante disturbo.

Ma come funziona il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Come già accennato, i rituali funzionano da riduttori della paura e dei conseguenti sintomi ansiosi, ed è per questo che diventano irrefrenabili.

La compulsione ad eseguire un certo rito è guidata dal bisogno irrefrenabile di tenere sotto controllo la pericolosa realtà, avvalendosi anche delle spesso inevitabilmente complici rassicurazioni dei familiari volte sempre a prevenire, propiziare eventi positivi o rimediare a quelli negativi già accaduti.

I rituali quindi possono essere raggruppati in tre categorie sulla base dell’effetto che dovrebbero sortire:

rituali preventivi: eseguiti per prevenire un risultato negativo

rituali propiziatori: eseguiti per propiziare un risultato positivo

rituali riparatori: per rimediare ad un errore o ad un fallimento

Ad esempio, se ho paura di non aver chiuso il fornello e controllo prima di uscire di casa, l’azione di controllare è corretta.

Il problema si crea quando un unico controllo non è sufficiente e comincio a controllare e ricontrollare ripetutamente sempre di più fino a non poter smettere di farlo perché, in realtà, più controllo più incremento la mia insicurezza.

“ Per gli ossessionati non c’è scelta: l’ossessione ha già scelto per loro, prima di loro” E. M. Cioran

Obiettivo della Terapia Breve Strategica è rompere, in tempi brevi, il circolo vizioso che intrappola la persona mediante strategie mirate che tendono a bloccare le Tentate Soluzioni disfunzionali adottate per fronteggiare la paura.

Tali tentativi, i cosiddetti rituali, inizialmente producono un illusorio sollievo ma reiterati nel tempo alimentano senso di insicurezza e incapacità, rendendo il disturbo sempre più persistente.

“Una tecnologia abbastanza evoluta, nei suoi effetti non è dissimile da una magia” A. C. Clarke

BIBLIOGRAFIA

“Ossessioni, compulsioni, manie” 2013, Nardone G., Portelli C., Ponte alle Grazie

“ Paura, panico, fobie” 1993, nardone G., Ponte alle Grazie

“Non c’è notte che non veda il giorno” 2008, Nardone G., Tea Milano

FOBIE SPECIFICHE

“Le circostanze hanno meno potere di farci felici o infelici di quel che non si creda, ma l’anticipazione di circostanze future nella fantasia, un potere immenso” Hugo von Hofmannsthal

La Fobia rappresenta una delle forme che può assumere la paura quando da risorsa si trasforma in limite.

E’ vero infatti che la paura svolge la funzione di attivare l’organismo in situazioni di emergenza, tuttavia non può superare un certo limite per non trasformarsi in patologia.

Quando raggiunge i suoi limiti estremi la paura coinvolge mente e corpo in una sequenza reattiva così rapida da anticipare qualunque attività mentale, quasi un mostro spaventoso.

Quando la paura patologica è rivolta ad uno specifico oggetto, un animale,l’aereo, l’automobile, o a specifiche attività come parlare in pubblico, guidare in autostrada, diventare rossi in viso, è corretto parlare di Fobia Specifica.

In un’ottica Strategica, le principali Tentate Soluzioni messe in atto dalla persona che soffre di una Fobia Specifica sono le seguenti:

Socializzazione del problema: la persona parla ripetutamente del suo problema poiché crede che parlarne aiuti ad esorcizzarlo e a sensibilizzare gli altri che in caso di necessità potrebbero intervenire rivestendo la funzione di vere e proprie “stampelle” di salvataggio.

Tutto cio’ arreca sicuramente un conforto iniziale alla persona tuttavia va tenuto presente che più si parla di un problema più lo si ingigantisce in virtù della continua attenzione che gli viene riservata, acquisendo così una sempre maggiore importanza nella vita della persona che ne è portatrice.

Evitamento dell’esposizione: prendere le distanze dall’oggetto fobico rappresenta una soluzione relativamente semplice, comportamento che purtroppo, dopo una prima sensazione di salvezza, si rivela controproducente per la persona che lo mette in atto, incrementando ogni volta di più la sua sensazione di incapacità e limitazione personale.

Richiesta di aiuto in caso di necessità: in tal caso gli altri vengono usati come stampella di salvataggio nel caso in cui sia impossibile evitare la situazione o l’oggetto temuto.

Anche tale comportamento fa sentire la persona protetta e al sicuro ma reiterato nel tempo la rende sempre più dipendente e incapace di fronteggiare la paura, generando inoltre relazioni poco autentiche, basate soprattutto sulla necessità di aiuto piuttosto che su veri sentimenti.

Quando la paura patologica si rivolge a più situazioni, viene definita Ansia Generalizzata e può sfociare in Attacchi di Panico con o senza Agorafobia ( vedi Disturbi d’Ansia)

Grazie alla ricerca empirica sempre in evoluzione, presso il Centro di terapia Strategica di Arezzo, è possibile affermare che negli ultimi 20 anni il 95% dei casi di fobia Specifica è stato risolto in un numero alquanto ridotto di sedute.

DISTURBI SOMATOFORMI: ipocondria, patofobia, dismorfofobia…

“ Nulla intimorisce di più l’uomo delle proprie sensazioni” Eraclito

IPOCONDRIA

La medicina moderna ha elaborato metodi diagnostici e terapie sempre più efficaci nei confronti delle malattie che però purtroppo non sono pienamente efficaci nei confronti delle malattie più minacciose.

Tuttavia l’uomo moderno spera sempre in nuove tecniche di diagnosi, se non altro per risolvere dubbi e paure sulla propria salute, anche quando non sarebbero necessarie.

Quando dal dubbio si arriva alla certezza insensata di avere una malattia, parliamo di Ipocondria.

In tal caso la persona per fronteggiare la situazione di solito comincia a mettere in atto una serie di Tentate Soluzioni:

continuo ascolto dei segnali provenienti dal proprio corpo, inevitabilmente interpretati come indizio di una malattia, della serie chi cerca trova

consultazione di specialisti/internet e ripetuti check up delle proprie funzioni vitali.

In tal caso il referto negativo o la rassicurazione del medico raramente vengono presi in considerazione e in ogni modo hanno un valore momentaneo che si esaurisce con la comparsa di un nuovo segnale corporeo.

socializzazione verso familiari o amici che nel tentativo di rassicurare la persona, finiscono per farla sentire sempre più incompresa, con il risultato di avvalorare sempre di più la sua credenza disfunzionale

PATOFOBIA

La Patofobia, come suggerisce il nome stesso, rientra nei disturbi fobici.

Il patofobico ha anch’esso paura, come l’ipocondriaco, di contrarre o di avere una malattia ed è enormemente spaventato da qualunque segnale insolito proveniente dal proprio corpo.

La paura derivante dalla interpretazione sbagliata dei segnali può aumentare in modo esponenziale, fino all’attacco di panico.

I Tentativi di Soluzione disfunzionali della persona patofobica con i quali si differenzia dalla persona ipocondriaca sono i seguenti:

cercare di scacciare il pensiero facendolo divenire paradossalmente sempre più presente e insistente fino a diventare sempre più vero e ossessivamente incontrollabile

rifiutarsi di fare accertamenti medici preferendo rimanere nel dubbio sulla possibilità o meno di avere una malattia, per paura di vedere confermata la loro credenza

parlare con chiunque dei suoi disagi fisici allo scopo di chiedere aiuto rendendo così sempre più presente e concreto il suo problema e confermando a se stesso la propria incapacità di fronteggiarlo da solo

DISMORFOFOBIA

Anche in questo caso il termine suggerisce che stiamo parlando di una fobia che si manifesta però attraverso la certezza di avere un difetto fisico in genere riguardante il proprio volto (naso, mento, occhi, labbra..) ma che può coinvolgere anche altre parti del corpo come il seno o i genitali.

A volte basta una piccola cicatrice o un piccolo reale difetto per sviluppare una vera e propria fissazione riguardo alla parte del corpo interessata e vissuta come deturpante.

Non va incluso in questa categoria diagnostica il Dismorfismo che riguarda le persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare.

Le Tentate Soluzioni della persona dismorfofobica sono:

evitamento di esporsi in situazioni in cui il difetto non può essere celato alla vista degli altri per paura di averne la conferma

tentativo di mascherare il difetto in vario modo ( trucco, occhiali, taglio dei capelli, fasce, abiti extralarge per il corpo), tentativo controproducente poiché mette ancora più in risalto l’esistenza del presunto difetto

socializzazione ripetuta del problema con le persone di fiducia per ottenere rassicurazioni che in realtà finiscono per radicare ancora di più la credenza dell’esistenza del difetto

correttivi chirurgici a cui purtroppo fa seguito la comparsa e l’individuazione di ulteriori difetti da correggere

Obiettivo della Terapia Breve Strategica è interrompere il circolo vizioso dei tentativi di soluzione sopra elencati mediante specifici stratagemmi che conducano la persona alla soluzione definitiva del problema e alla successiva scoperta di come esso funzionava e di come sia stato possibile affrontarlo grazie ad una attivazione guidata delle sue risorse personali.

Bibliografia

“Paura, Panico, Fobie”, 2007, G.Nardone, P.Watzlawick, Ponte alle Grazie

“Non c’è notte che non veda il giorno”, 2008, G.Nardone, Ponte alle Grazie

“La paura delle malattie”, 2018, G.ardone, A.Bartoletti, Ponte alle grazie

“ La terapia degli attacchi di panico”, 2016, G.Nardone, Ponte alle Grazie

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